VENTO
L'ITALIA IN BICICLETTA LUNGO IL FIUME PO

(link to English version)

Il diario di un viaggio di otto giorni in bicicletta seguendo la ciclabile del fiume Po, da Torino a Venezia.



50'
2014
Paolo Casalis, Pino Pace, Stefano Scarafia
Bio, Sport, Bike, Travel
Inglese
Produzioni Fuorifuoco

Vento è il diario di un viaggio lungo otto giorni, quelli necessari a cinque progettisti per attraversare l’Italia in bicicletta seguendo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia.
630 km per dimostrare la fattibilità di quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe migliaia di nuovi posti di lavoro, green economy, sviluppo sostenibile, al costo di soli 2 km di autostrada.
Un viaggio dalle Alpi all’Adriatico attraverso quattro regioni e lungo tutta la Pianura Padana, che diventa l’occasione per raccontare un pezzo d’Italia da una prospettiva inedita. Un road movie su due ruote tra città d’arte, paesaggi e persone profondamente cambiati in questi ultimi 50 anni.

il percorso della ciclabile VENTO, da TOrino a Venezia, a cui è dedicato il film VENTO di Paolo Casalis, Stefano Scarafia, Pino Pace. With Paolo Pileri


Pedalando col Vento in poppa
di Carlotta Givo

Tutto comincia nel 2012, all’interno del Politecnico di Milano dove l’Ingegner Paolo Pileri e il suo team immaginano una nuova struttura per il cicloturismo mai vista o sviluppata prima in Italia: una dorsale cicloturistica che si dispiega lungo il fiume Po per 630 km. Si chiamerà VenTo, dal nome delle due città ai margini della ciclovia, Venezia e Torino, e stando ai precisissimi calcoli dell’Ing. Pileri e del suo team, potrebbe generare, se realizzata a rigore, circa 2000 nuovi posto di lavoro.
Non è la prima volta che in questo spazio ci soffermiamo a parlare delle revenue che l’Italia potrebbe originare investendo sul turismo e aprendosi alle nuove forme di turismo ecosostenibili, e non sarà l’ultima, perché è un argomento che ci sta a cuore e sul quale la Città di Saluzzo, entrata ufficialmente nel progetto VenTo, sta investendo molto.
VenTo, oltre a raccogliere (non senza oneri), l’attenzione del delle Amministrazioni Pubbliche, conquista anche i privati cittadini, molti dei quali decidono di impegnarsi in prima persona nella promozione del progetto.
È il caso di Stefano Scarafia, Pino Pace e Paolo Casalis, i tre cineasti piemontesi autori di VenTo il film: il documentario girato in occasione del viaggio di otto giorni in quindici tappe organizzato e vissuto dall’Ing. Pileri e dal suo team.
In previsione della proiezione del documentario all’Antico Palazzo Comunale di Saluzzo , fissata martedì 13 maggio 2014 alle 20:30, abbiamo raggiunto i tre autori per farci raccontare qualcosa in più dell’esperienza, ma soprattutto per conoscerli meglio.
Legati da un’amicizia di lunga data, gli architetti di formazione e registi di professione Stefano Scarafia (che pure coltiva parallelamente l’attività di architetto lavorando per uno studio associato) e Paolo Casalis, incontrano per caso (pare la sinossi di una commedia) lo scrittore di libri per ragazzi Pino Pace: ed è subito collaborazione.
«Un giorno Pino, che ho conosciuto durante un workshop sul cinema documentario nel quale eravamo entrambi partecipanti – racconta Stefano – incomincia a farneticare di una certa zanna d’elefante in gesso che avremmo dovuto farci costruire, e pagare naturalmente, per partecipare a un concorso cinematografico di creazione. Si trattava del Piemonte Documenteur Filmfest: un festival assolutamente fuori dagli schemi tutto improntato sul falso documentario, che si svolge ogni anno in sei valli montane del Piemonte. Ubriacati dal suo entusiasmo e dalla sua ars oratoria, ci siamo lasciati trascinare, più che volentieri in verità, nell’avventura, e sotto il nome collettivo di Surus abbiamo girato un mockumentary, cioè una balla clamorosa ma raccontata come se fosse un documentario “vero” (qualsiasi cosa significhi la parola vero). Il film di 10 minuti si intitolava Il passo dell’elefante e raccontava lo scompiglio creato in un paese di montagna dal ritrovamento di una zanna appartenuta a uno degli elefanti del condottiero Annibale. Il nostro Elefante ha vinto il primo premio e da allora, pur seguendo separatamente altri nostri progetti, abbiamo cominciato a lavorare insieme»
«Abbiamo caratteri diversi, – interviene Pino – ogni tanto c’è qualche frizione, ma gli autori sono quasi sempre predatori solitari e metterne d’accordo tre è un piccolo miracolo. Alla fine, però, continuiamo a buttarci in progetti collettivi perché ci pare ci sia una complementarietà di sguardi che arricchisce i prodotti e mette d’accordo sempre i tre diversi punti di vista»
«In caso di controversie, – lo interrompe Paolo, il più impetuoso del gruppo – l’ultima parola spetta a Pino: è il più vecchio e dunque il più saggio e preparato…»
Si scambiano uno sguardo pieno di ironia, Pino manda delicatamente a quel paese Paolo e noi ci sentiamo spettatori muti di una sit-com naturale che chiunque seguirebbe divertendosi un sacco.
Durante la chiacchierata, che prosegue tra battute, frecciatine e occhiate complici, scopriamo che Paolo è un ciclista indomito, di quelli che macinano tanti chilometri e non temono le salite (anzi, se le va pure a cercare!); Pino è un ciclista urbano, un pedalatore tranquillo e assiduo; mentre Stefano, che lavora tra Torino e Bra, ha poche occasioni per saltare in sella e così, suo malgrado, lo etichettiamo come ‘il ciclista del dì di festa’.
Da buon ‘ciclista del dì di festa’, Stefano non ricorda come fosse la prima bicicletta che ha posseduto. Pino, ci racconta invece una ‘straziante’ storia di traumi infantili: mentre i compagni di gioco possedevano potentissime biciclette da cross, lui se ne andava a zonzo su una modesta Graziella, già poco virile e aggressiva fin dal nome.
«Li ho invidiati molto, lo ammetto. Poi però, oggi, quegli stessi compagni sono passati ai SUV mentre io sono legatissimo alla mia tranquilla bici da strada, una pieghevole. Non tutti i traumi vengono per nuocere»
Paolo l’ardimentoso, ci racconta invece del suo ‘scassone’ con le rotelle che decise, un giorno, di togliere all’improvviso. Ovviamente non lo fece per sperimentare un primo innocuo giretto sull’asfalto, troppo noioso! Pensò bene, piuttosto, di lanciarsi giù da una ripida con tanto di ghiaia. La sorella, sedotta dall’impresa, lo seguì a ruota: lei cadde e si sbucciò le ginocchia, lui rimase ovviamente in piedi e intatto. «Credo di aver deciso in quel momento di preferire le due alle quattro ruote. La mia bici attuale è una Pinarello da corsa, tutta nera, con tanto di scritta “fatta in italia”. Niente di clamoroso, ma io ne vado molto fiero!» Come sono incappati su VenTo l’ardimentoso, l’urbano assiduo e il ciclista del dì di festa?
Naturalmente grazie a quel lettore vorace e onnivoro di Pino Pace che, letto un articolo su un giornale a pochi giorni dalla partenza della spedizione del gruppo dell’Ing. Pileri, ha incominciato a organizzare, da buon preparatore atletico di idee, il team. Un team di capitani (se non coraggiosi, quantomeno allenati) senza gregari, come ci tengono a sottolineare.
«Con così poco preavviso è difficile parlare di vera organizzazione. Abbiamo avuto giusto il tempo di infilare nei borsoni un paio di cambi di biancheria, una maglia pesante, una cerata e di armarci di due PC e due telecamere; – a parlare è Stefano – non conoscevamo i partecipanti, né i luoghi che avremmo attraversato. Avevamo un’idea molto vaga di cosa sarebbe successo, per questo dovevamo capire cosa riprendere e cosa no, momento per momento»
« Il viaggio è durato 9 giorni, – dice Pino – durante i quali abbiamo percorso quasi 700 chilometri. Ci piacerebbe raccontarvi che ce li siam fatti tutti in bicicletta, ma sarebbe un mockumentary, magari il prossimo che gireremo. In verità, siamo partiti con una station wagon su cui abbiamo caricato tutta l’attrezzatura per le riprese, i bagagli e i crackers sbriciolati senza cui Paolo non va da nessuna parte. Dietro alla macchina abbiamo appeso la bicicletta di Paolo, una vecchia mountain bike (roba di 20 anni fa) che ha usato per fare alcune delle riprese più belle del film»
«Viaggiando su quattro ruote, – si inserisce nuovamente Stefano – cercavamo di anticiparli, oppure di affiancarli con l’auto: e non sempre la cosa è stata facile. La spedizione del Poli non aveva un appoggio logistico, per cui abbiamo spesso trasportato noi il materiale, e a volte anche le persone, come si vede nel film. L’auto l’abbiamo abbandonata del tutto solo a Chioggia e tutti e tre abbiamo pedalato insieme alla spedizione di VenTo sull’isola di Pellestrina, tra l’Adriatico e la Laguna di Venezia. Bei posti»
Quando chiediamo loro se vi siano stati momenti di sconforto, ci rispondono così:
«Abbiamo fatto un viaggio sotto adrenalina quindi parlare di scoraggiamento è difficile. Soltanto il primo giorno, tra Torino e le pianure del riso, il gruppo del Politecnico scompariva dalla nostra vista per delle ore. Se va avanti così portiamo a casa due ore misere di girato, ci siamo detti. Poi invece le strade sono diventate più semplici, oltre che più larghe, e le cose sono migliorate»
«La parte migliore dell’esperienza, – racconta Pino – sono le scoperte che abbiamo fatto, a partire dal gruppo del Politecnico di Milano: personalità molto diverse a cui si aggiungevano spesso comitive di ciclisti che ci accompagnavano per brevi tratti. Arrangiarsi, trovare il tempo per mangiare, una branda su cui gettarsi a notte fonda (dopo aver trattato all’ultimo euro con gli osti, visto che la produzione era squattrinata), gli incontri inaspettati… E i paesaggi, che avevamo sempre percorso a velocità elevate su autostrade e ferrovie, visti da vicino e in modalità lenta, diventano tutta un’altra cosa. Sono posti molto belli, un po’ abbandonati, a tratti malinconici: andrebbero riscoperti!»
Con 9 giorni di viaggio, 700 chilometri percorsi, 30 ore di girato su diversi supporti che vanno dalla telecamera professionale al cellulare, VenTo, una produzione interamente indipendente della Stuffilm di Bra e della Bodà di Torino, è diventato un road-movie a tratti serissimo, a tratti scanzonato.
«Non c’è Licia Colò, – dice Paolo – ma siamo ben in tre a sostituirla!»
Il film (che è anche un e-book edito da Zandegù), sta uscendo in diverse sale cinematografiche, soprattutto lungo il corso del Po da Torino a Venezia, ma non solo, e sta avendo un grande successo di pubblico, tanto che gli autori sono ora alla ricerca di un distributore televisivo.
Tuttavia, come un vero Giro d’Italia fatto di tappe, gli autori ci confidano che questa è stata soltanto la prima.
«Il gruppo del Politecnico si appresta a ripartire, sullo stesso tragitto e abbiamo intenzione di prenderla un po’ più alla larga: partire con loro per poi andare a scoprire e raccontare tutte quelle realtà che abbiamo solo sfiorato seguendoli. Ci sono cose molto particolari: uomini e donne che si dedicano a attività molto interessanti, paesaggi poco visti, deliziose cose da mangiare e da bere, personaggi bizzarri. Questa volta, però, basta partenze alla garibaldina: molto eccitanti, ma si rischia anche di rimanere feriti»
Prima di congedarli, chiediamo se c’è una domanda che nessuno, nelle interviste, rivolge mai loro.
Pino, non ha dubbi, la domanda che manca sempre è:
«Avete bisogno di soldi?» Dal fianco si leva immediatamente la voce di Paolo:
«Sì»


Da Il Bizza
Che il VENTO possa soffiare forte!
di il Bizza

Martedì 11 marzo 2014 al Cecchi Point di Torino ho avuto il piacere di vedere il film-documentario della Stuffilm che racconta il viaggio di otto giorni, con quindici tappe, dell’ing. Paolo Pileri e del suo team, partiti da Torino fino a Venezia. Un viaggio di 650km. In bici.
Sì, perché l’ing. Pileri e i suoi quattro compagni di viaggio, sono promotori da anni di un progetto del Politecnico di Milano che si chiama VENTO (dall’acronimo Ven.To., cioè Venezia – Torino), che si ripromette di dotare all’Italia della più grande (e forse prima) dorsale cicloturistica, tutta interamente dispiegata sulle rive del nostro fiume più lungo, il Po.

Come Pileri raccontava nella discussione a fine proiezione, in Italia non vi sono strutture del genere per il cicloturismo, una forma di turismo che in altri Paesi frutta molto lavoro e molti soldi: basti pensare che in Germania – così ha continuato Pileri – esso ha creato 300000 posti di lavoro e produce 4 miliardi di Euro all’anno. Sì, 4 miliardi. Pileri calcola che il progetto VENTO, se realizzato (e realizzato bene!), può produrre 2000 posti di lavoro, non solo direttamente impiegati sulla dorsale ciclabile, ma anche nell’indotto della manutenzione, della ristorazione, dell’accoglienza e dei servizi di guida e assistenza ai cicloturisti. Non di certo bruscolini di questi tempi in cui si preferisce di investire su moltissimi tanti progetti forse inconcludenti e che non avranno né benefici economici, né ambientali. Pilieri diceva, sempre durante la discussione, che per rendere la dorsale VENTO operativa, accogliente, senza barriere architettoniche, uniforme da regione a regione per cartellonistica, indicazioni e informazioni, ci vuole un finanziamento equivalente a quello per costruire pochissimi chilometri di autostrada.
Il viaggio è servito soprattutto per testimoniare la fattibilità del progetto, per promuoverle a livello nazionale e nelle diverse tappe in cui il team si è soffermato (Alessandria, Modena, Piacenza, Pavia, Ferrara sono solo alcune), ma è stato soprattutto un modo per (ri)scoprire una valle (quella del Po) che ormai è andata perduta, territori e luoghi di antiche e rare bellezze, che oggi vengono trascurati sia dalle amministrazioni (perfino nella cura di argini e terreni) che dai “cittadini” comuni; sono rimasti in pochi coloro che “vivono” il Po, con le sue bellezze e la sua storia.
Io non posso non dirmi legato a questo fiume: una parte della mia famiglia, quella che mi ha dato il cognome che porto, arriva da Ferrara, piccola-grande capitale del Po (visitata, insieme ai paesini vicino, in sella alla mia bici in una ricerca di origini, qualche anno fa); io sono nato e mi sento torinese, che invece è la grande-piccola capitale del Po. Insomma, sarà perché qualcosina di questi luoghi ho potuto già assaporare, ma sono fermamente convinto che il progetto di Paolo Pilieri sia un progetto vincente, prima di tutto nella formula e nella scelta di stile di vita: una vita forse più lenta ma più dilatata, forse più faticosa ma più salutare, forse più essenziale ma meno superficiale. Una vita che può testimoniare che la velocità non è saporita quanto il lento avvicinarsi delle tappe, dei campanili, dei canali e dei passanti.
Se state leggendo questo post vi do perciò qualche compito a casa (o in ufficio, o sullo smartphone, insomma, vedete voi…): vi invito a leggere meglio il progetto qui, di vedere il trailer del film sopra (e magari poi comprarlo qui) e poi di fare una sottoscrizione al progetto per aiutare i nostri amici, qui (sia che tu sia un singolo cittadino o un’associazione).
Vi chiedo troppo? Non credo… dai, staccati un attimo da facebook e sogna anche tu un modo diverso (forse più coraggioso) per gustare luoghi, arte, relazioni e bicicletta!



immagine dai lavori al film documentario Vento, di Paolo Casalis, Stefano Scarafia, Pino Pace.
    film poster Vento, L'Italia in bicicletta lungo il fiume Po, di Paolo Casalis ,Stefano Scarafia, Pino Pace, documentario

  • STREAMING E DOWNLOAD IN HD

  • COMPRA IL DVD - SPEDIZIONE IN ITALIA
    (click here for shipments outside of Italy)

    portfolio image

    OPZIONE 1 - 1 DVD - 12 €
  • OPZIONE 2 - 2 DVD A SCELTA - 20 €
    Acquista due DVD del film "VENTO" oppure due DVD a scelta tra quelli presenti su questo sito
    Dopo l'acquisto, scrivici a info@produzionifuorifuoco.it per indicarci la tua scelta.



    Ad esempio, se sei appassionato di cicloturismo/ciclismo, ti consigliamo anche il film
    Sulle strade dei vini


  • Se preferisci, puoi fare il tuo acquisto con Satispay:
    Clicca sull'immagine e digita 12 € per 1 DVD, oppure scegli una tra le opzioni proposte (vd. sopra) e digita l'importo corrispondente.
    Ti contatteremo per la conferma dell'ordine e per chiederti l'indirizzo di spedizione.



  • STREAMING E DOWNLOAD IN HD
brochure image
brochure image
brochure image
"Oggi qua non viene nessuno, nella valle del Po non viene nessuno, ed è un peccato. Il lavoro del futuro passa anche da qua, ragazzi. Questo oggetto qua costa quanto due chilometri di autostrada!"

- Paolo Pileri, Docente al Politecnico di Milano

FESTIVAL E RICONOSCIMENTI
COFFI - Italian Film & Art Festival, Berlino 2015
Moffe Film Festival 2015
Document.Art - Bucarest, 2014
Life After Oil International Film Festival, 2014
Detour Festival Internazionale del Cinema di VIaggio 2014
Cherasco Movie, 2014

Related Projects